mercoledì 20 agosto 2008

Quale lingua veneta?

Da tempo, nella bella regione in cui vivo, fioccano proposte d'introdurre l'insegnamento della "lingua" veneta nelle scuole.
Non essendo il caso di dilungarsi sul ben noto fatto che le scuole (venete e non) avrebbero bisogno d'innovazioni più utili e sensate, la domanda che mi pongo in merito è: di quale "lingua" veneta stiamo parlando?
Infatti qualunque piazzista, qualunque autotrasportatore, qualunque ferroviere operante nella regione può testimoniare che la "lingua" di Cerea è diversa da quella di Forno di Zoldo, che quella di Giazza è diversa da quella di San Michele al Tagliamento, che quella di Foza è diversa da quella di Scardovari, e via dicendo.
Mi permetto altresì di rammentare che, su un'area meno estesa di Los Angeles, insistono il capoluogo della regione e quattro capoluoghi di provincia (Padova, Treviso, Vicenza e Rovigo), in cui si parlano "lingue" venete diverse per cadenza, lessico, grammatica, sintassi.
Allora come la mettiamo?
A questo punto azzardo io una proposta.
Prima d'introdurre nelle scuole lo studio della "lingua" veneta, si potrebbe ordinare ai futuri titolari della relativa cattedra (per inciso: chi dovrebbero essere questi docenti e in base a quali titoli verrebbero selezionati?) a "sciacquare i panni in Brenta" - anche se inquinato da Cr esavalente - visto che il Piave è visto di malocchio, in quanto fiume sacro alla patria centralista .
Scherzi a parte, la mia opinione è che le proposte di cui trattasi siano frutto di superficialità e/o d'ignoranza, termine da intendere non in senso ingiurioso ma nel senso letterale di "non adeguata conoscenza".

3 commenti:

Flamminia ha detto...

Cominciamo a non "proibire" l'uso della lingua locale nelle scuole di tutti i gradi e negli uffici pubblici. sarebbe già un gran passo avanti. Di antiche origini veneziane, da piccola ho dovuto subire l'amputazione di una parte della mia storia (la mia lingua natale) per gli sforzi di mia madre stessa che pensava solo all '"utilità" dell'italiano...mi è servito solo a prendere bei voti a scuola e a sentirmi isolata tra i miei compagni.

mastrograsparo ha detto...

La conoscenza della propria lingua e della propria storia è il sapere di poter tramandare, altrimenti non poter insegnare ad altri il proprio sapere popolare diviene come un vocabolario VUOTO-STERILE. www.miepoesie.it

mezzotoscano ha detto...

A FLAMMINIA chiarisco di non auspicare il bando della "lingua" veneta dalla mia regione; tutt'altro, anche perché, quando posso, preferisco usare il mio bel dialetto padovano. Il problema da me proposto è quale dovrebbe essere la "lingua" veneta da insegnare nelle scuole venete e non mi pare problema da poco.
Quanto a MASTROGASPARO mi permetto di consigliargli uno stile un po' meno involuto perché il suo commento mi risulta oscuro.
Ringrazio comunque entrambi per l'attenzione.