domenica 24 agosto 2008

Liberali d'antan

Sempre più politicanti (tranne alcuni patetici veterocomunisti) non perdono occasione per dichiararsi liberali, sicché, a dichiararsi liberale, si rischia di suscitare l’immancabile commento “e vabbé, capirai la novità”.
Per questo, quando ripenso ai "pochi ma buoni" liberali d'un tempo - come i vari Malagodi, Bozzi, Merzagora, Martino (padre), La Malfa (padre), eccetera - non posso non ricordarli con un'ammirazione profonda ancorché temperata dal mio ritenere portatrice di guai la troppa e troppo diffusa ammirazione verso un politico, che in fondo è sempre un uomo come me, anche lui con i suoi difetti.
Oggigiorno il posto dei summenzionati galantuomini è stato in larga parte usurpato da sedicenti “liberali” i quali considerano “comunista” chiunque non sviolini il loro beneamato "Capataz".
Mi consolo pensando che in fondo è democrazia anche questa: è democrazia che tutti possano esprimere la propria opinione, ivi compresi faziosi e mentecatti, ribaldi e sicofanti.

mercoledì 20 agosto 2008

Quale lingua veneta?

Da tempo, nella bella regione in cui vivo, fioccano proposte d'introdurre l'insegnamento della "lingua" veneta nelle scuole.
Non essendo il caso di dilungarsi sul ben noto fatto che le scuole (venete e non) avrebbero bisogno d'innovazioni più utili e sensate, la domanda che mi pongo in merito è: di quale "lingua" veneta stiamo parlando?
Infatti qualunque piazzista, qualunque autotrasportatore, qualunque ferroviere operante nella regione può testimoniare che la "lingua" di Cerea è diversa da quella di Forno di Zoldo, che quella di Giazza è diversa da quella di San Michele al Tagliamento, che quella di Foza è diversa da quella di Scardovari, e via dicendo.
Mi permetto altresì di rammentare che, su un'area meno estesa di Los Angeles, insistono il capoluogo della regione e quattro capoluoghi di provincia (Padova, Treviso, Vicenza e Rovigo), in cui si parlano "lingue" venete diverse per cadenza, lessico, grammatica, sintassi.
Allora come la mettiamo?
A questo punto azzardo io una proposta.
Prima d'introdurre nelle scuole lo studio della "lingua" veneta, si potrebbe ordinare ai futuri titolari della relativa cattedra (per inciso: chi dovrebbero essere questi docenti e in base a quali titoli verrebbero selezionati?) a "sciacquare i panni in Brenta" - anche se inquinato da Cr esavalente - visto che il Piave è visto di malocchio, in quanto fiume sacro alla patria centralista .
Scherzi a parte, la mia opinione è che le proposte di cui trattasi siano frutto di superficialità e/o d'ignoranza, termine da intendere non in senso ingiurioso ma nel senso letterale di "non adeguata conoscenza".

martedì 19 agosto 2008

Citazione di Asor Rosa

...Berlusconi invece non è che il prodotto finale e consequenziale di una lunga decadenza, quella del sistema liberaldemocratico, cui nessuno per trent'anni ha saputo offrire uno sbocco politico-istituzionale in positivo: è il figlio naturale del craxismo; è il figlio naturale dell'affarismo democristiano ultima stagione (ben altri titoli d'onore si possono inscrivere nel blasone storico della Dc); è il figlio naturale dell'incapacità dimostrata nella politica in questo paese di rappresentare gli «interessi generali» e non quelli, inevitabilmente affaristici, anche quando non personalmente lucrativi, di piccoli gruppi autoreferenziali, che pensano solo a se stessi.
Berlusconi, dunque, prima che essere fattore di corruzione, nasce da una lunga, insistita, fortunata pratica della corruzione: rappresenta fedelmente la decadenza crescente del pianeta Italia; per forza di cose non sa che governare attraverso la corruzione: la diffonde spontaneamente intorno a sé; crea un vergognoso sistema giuridico per difendersi quando sia stato colto in passato con le mani nel sacco e per continuare a farlo impunemente; modella l'Italia secondo il suo sistema di valori e, man mano che l'Italia degrada, ne viene alimentato.
Precisazione: il grassetto ce l'ho messo io.

martedì 15 luglio 2008

Citazione di Brecht (con commento)

Cito il seguente epigramma di Brecht:
Generale, il tuo carro armato è una macchina potente.
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto: ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto: ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto: può pensare.
Il guaio - aggiungo io - è che l'uomo ha un difetto ancora più grande: può anche non pensare e troppo spesso abusa di questa sua facoltà.

domenica 13 luglio 2008

Neomaccartisti

Certe "deiezioni" cerebrali di stampo neomaccartista incoraggiano chiaramente la feccia neonazifascista, al punto di farmi ritenere che neomaccartisti e neonazifascisti siano le due facce d'un unica medaglia: i primi si dichiarano democratici (a senso unico, però), i secondi almeno hanno l'onestà di dichiarare che a loro della democrazia non può fregargliene di meno.
In altri termini si tratta d'un unico branco, un branco già formatosi in tempi oscuri ma che torna ad essere particolarmente pericoloso non solo per l'Italia ma anche a livello europeo, come i fatti dimostrano.
Il comunismo è morto, sepolto e putrefatto - anche se qualche patetico personaggio sembra non essersene ancora reso conto - per cui i "comunisti" contro cui tale branco s'accanisce sono coloro che non la pensano allo stesso modo (ammesso e non concesso che i "diversamente evoluti" siano in grado di pensare qualcosa).

sabato 12 luglio 2008

Ludere necesse est, vivere non est necesse

Il cosiddetto "divertimento coattivo" (non importa come ci si diverte, né dove, né con chi pur d'entrare nel gioco) è da tempo diventato una sorta d'imperativo categorico per troppi giovani; una sorta di Moloch cui dedicare il tempo, le aspettative, lo stile di vita, trascurando tutti gli altri aspetti per cui la vita merita d'essere vissuta, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Cinicamente si potrebbe affermare che la cosa non sarebbe poi tanto grave se vittime di questo "darwinismo ludico" fossero solo quelli che vi si buttano corpo e anima: il guaio è che a rimetterci sono anche molti non interessati a giocarsi l'esistenza per un istante di sballo.

mercoledì 9 luglio 2008

In memoria di Rigoni Stern

Alcuni giorni fa moriva Mario Rigoni Stern, cittadino stimato ed esemplare, scrittore di chiara fama, personaggio alieno da esibizionismi e SOLDATO che, dopo aver patito sulla sue pelle l'esperienza della guerra, seppe illustrarla senza faziosità né livore ma con profonda umanità.
A mio modesto avviso il Ministero della Difesa, nella triste circostanza, avrebbe dovuto riservare maggior attenzione al soldato Rigoni Stern ma, evidentemente, a chi coltiva certe idee (anche se proclama d'averle ripudiate) non interessa chi ha combattuto con onore pur non condividendo il regime per cui combatteva.
Ebbene, allora mi permetto di sottoporre a chi di dovere queste parole di Carlo Delcroix, eroe e grande invalido della guerra 15-18 nonché figura eminente d'una Destra con cui certi politici d'oggigiorno nulla hanno a che fare:
Tutti avevano la faccia del Cristo
nella livida aureola dell'elmetto.
Tutti portavano la croce del supplizio
nella croce della baionetta
e nelle tasche il pane dell'ultima cena
e nella gola il pianto dell'ultimo addio.
Tutti, anche quelli che riuscirono a "torna' a baita" come Mario Rigoni Stern.